sabato 13 marzo 2021

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

 IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

« Dio ha tanto amato gli uomini da dare il Figlio unigenito»

 

Carissimi amici,

oggi la liturgia ci fa riflettere sul profondo colloquio tra Gesù e Nicodemo e sul tema dell’amicizia, abbiamo una bellissima testimonianza.

 

Nicodemo, vuole essere amico di Gesù, ma allo stesso tempo ha paura che questa amicizia venga interpretata male dagli altri, generando quel fastidioso pettegolezzo di cui, anche a distanza di millenni, molti di noi ci nutriamo. Però è interessante la reazione di Nicodemo. Nonostante ha paura, non vuole rinunciare a questa amicizia e decide comunque di incontrare Gesù, anche di notte e in solitudine. Scelta discutibile, perché di notte e in solitudine, è stato molto più rischioso e per i pettegoli, queste situazioni sono i piatti preferiti. Questo ci fa capire come il valore di un’amicizia è molto più grande di quello che possono essere i giudizi altrui, anche se dolorosi. Nicodemo oggi ci dice di affrontare questa paura, di considerare l’amicizia più forte del pettegolezzo. So che non è facile, ma se in quella relazione di amicizia non c’è nulla di malvagio, perché darla vinta al demonio chiacchierone?

 

Come reagisce Gesù in tutto questo? Accogliendo Nicodemo e aprendo a lui il suo cuore. In questo breve, ma intenso colloquio, Gesù rivela a Nicodemo tutta la verità: l’Amore, la Passione e la Risurrezione. Gesù non si lascia condizionare da quella paura, perché sa qual è la sua missione, sa cosa deve fare.

 

In merito al tema della notte e della solitudine, sappiamo che il Vangelo di Giovanni ha un profilo teologico e spirituale. Quella notte, non è tanto la notte in senso temporale, ma è la notte, il buio del nostro cuore, toccato dalle ferite, da ciò che rovina la nostra esistenza. E la solitudine non è un nascondersi, ma voler vivere un incontro personale a tu per tu con l’amico, con Gesù.

 

Papa Francesco ci sta ricordando più volte di come il pettegolezzo è dannoso. È dannoso per chi lo riceve, perché si sente ferito, ed è dannoso per chi lo fa perché gli apre le porte dell’inferno. Un modo per zittire questo pettegolezzo è vivere a pieno la vita, nella verità e nella trasparenza, senza nascondersi, senza lasciarsi condizionare più di tanto, dopotutto è a Dio che la nostra anima dovrà chiedere conto, non al passante di turno.

 

Un’ultima riflessione la vorrei fare su un’altra frase di Gesù, quando dice che « Dio ha tanto amato gli uomini da dare il Figlio unigenito». Dio ci ama così tanto da mettere il Figlio nelle nostre mani. L’immagine che ci può far capire questa frase di Gesù è quando riceviamo l’Eucaristia nelle nostre mani. Non sempre abbiamo «mani» limpide e belle, eppure Dio fa questo gesto di mettere nelle nostre mani il Figlio, come a dire: «Ecco, questo è il mio corpo, fanne buon uso!». Proviamo ad accostarci all’Eucarestia con questo spirito. Dio che mette suo Figlio nelle nostre mani dicendoci: «è tuo! Gesù è nelle tue mani, in tuo possesso!». Solo così, forse iniziamo a capire che grande responsabilità abbiamo! Stessa cosa nell’amicizia e ancor di più tra marito e moglie: «Io metto la mia vita, l’intera mia esistenza nelle tue mani!».

 

“Signore, tante volte ho ricevuto l’Eucaristia superficialmente. Aiutami a capire che ciò che ho tra le mani, non è una semplice ostia, ma il tuo Corpo liberamente donato per la mia guarigione e per la mia salvezza. Così come guardando il Crocifisso, possa capire fin dove riesce ad arrivare l’amore sconfinato che hai per me. Amen!”

 

Buon cammino!

 

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