III DOMENICA T.O. (Anno A)
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Carissimi amici,
la settimana scorsa Giovanni Battista ci ha presentato Gesù come «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Adesso è Gesù che prende la parola e ci dice che la nostra vita deve cambiare perché Lui è in mezzo a noi. Gesù è la luce che illumina le nostre tenebre, Gesù è la luce che ci fa vedere ciò che siamo realmente, Gesù è la luce che illumina il nostro cammino.
Nella seconda parte del Vangelo, vediamo come Gesù chiama a sé i primi discepoli: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono quattro persone semplici, uno di loro è addirittura un ragazzo (Giovanni). Gesù nel chiamare non utilizza degli schemi prefissati, non sceglie particolari categorie. Come notiamo dai quattro Vangeli, ogni Apostolo è diverso l’uno dall’altro, ma hanno in comune Gesù! Anche noi non siamo tutti uguali. Tra di noi ci sono persone ricche e persone povere, persone sane e persone malate, persone brave e persone cattive, ma tutti abbiamo in comune Gesù, o meglio, l’amore di Dio. Essere «pescatori di uomini» significa adempiere una missione con ciò che siamo, con ciò che facciamo. Gesù ci invita a coinvolgere gli altri, a evangelizzare gli altri, con ciò che abbiamo, con il nostro lavoro, con le nostre qualità, con i nostri limiti, o come direbbe qualcuno, con le nostre perle e le nostre rughe.
Questo è un grande messaggio di speranza, perché Dio non mi esclude dal suo progetto, dal suo amore, perché sono peccatore e ignorante, ma mi prende per quello che sono, trasforma la mia vita in un dono prezioso.
Poi un particolare molto interessante. Alla fine del Vangelo leggiamo: «Gesù percorreva tutta la Galilea […] guarendo ogni sorta di malattie e infermità nel popolo». Gesù non è venuto a TOGLIERE le lacrime, ma ad ASCIUGARLE. Gesù non è venuto a TOGLIERE il male, ma a CURARLO. Molto spesso noi vogliamo un Dio che toglie tutto il male dal mondo in maniera semplice e rapida. Certo Dio lo può fare, ma poi viene a mancare qualcosa di importante e di profondo: la sua vicinanza con noi! Gesù è chiaro. Lui non è venuto per i sani, ma per i malati. Se sono tutti sani, la sua presenza è priva di significato, l’esistenza di Dio sarebbe vuota. È nella debolezza che Dio si fa vicino, così come dice San Paolo: «Quando sono debole, allora sono forte» (2Cor 12,10). Scusate se mi lascio trasportare dai sentimenti, ma guardare una persona che asciuga le lacrime, che condivide il proprio cibo, che aiuta una persona in difficoltà, è qualcosa che dilata il cuore. Questo è ciò che Gesù è venuto a fare! Questa è un’esperienza che ho provato sulla mia pelle. Asciugare delle lacrime, aiutare delle persone in difficoltà, ma soprattutto essere aiutato. Questa è una cosa che per me è stata difficile da accettare, ma con Dio mi sono dovuto arrendere! Ho capito che da solo non posso fare nulla, devo affidarmi a Lui, perché Lui è la luce che illumina la mia vita e il mio cammino. Lui è: «mia luce e mia salvezza, […] è difesa della mia vita» (Sal 26).
“Signore, illumina la mia mente e il mio cuore, affinché con la tua luce posso camminare sicuro sul sentiero che mi porta a Te. Aiutami a trasformare le mie rughe in perle preziose per poter essere un buon pescatore di uomini. Amen!”
Buon cammino!
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